Il cattivo sonno del fumo

Fanno le ore piccole e, magari, nell’interruzione pubblicitaria di un film in seconda serata o tra un capitolo e l’altro di un libro fumano una sigaretta. Sono i gufi, gli individui che tirano tardi la sera ma poi non sopportano le alzatacce. Ebbene, secondo uno studio pubblicato sulla rivista Addiction, sarebbero proprio loro le persone a maggior rischi di essere – e rimanere a vita – fumatori.

Lo studio è tra i più ampi condotti sul tema: 676 coppie di gemelli nate prima del 1958 sono state seguite per trent’anni da ricercatori dell’Università di Helsinki in Finlandia. Il team ha compiuto tre rilevazioni nel 1975, nel 1981 e nel 1990 attraverso le quali ha indagato l’attitudine al fumo dei partecipanti e la loro tendenza a essere “gufi” o “allodole” (cioè mattinieri).

Circa il 30 per cento del campione si è dichiarato decisamente mattiniero mentre il 10 per cento decisamente nottambulo. Gli altri dichiaravano una lieve tendenza nell’uno o nell’altro verso. Il dato più interessante emerso dallo studio, però, è la percentuale di fumatori nei diversi gruppi. Nella rilevazione del 1975 il 43 per cento dei “gufi” era fumatore contro il 27 per cento delle “allodole”. Nel 1991 le percentuali erano scese rispettivamente al 35 e al 21 per cento. Inoltre la differenza tra “gufi” e “allodole” risultava ancora più spiccata se venivano confrontati gruppi simili per età, abitudine all’alcol o tendenza a soffrire di depressione. Per i ricercatori la sfida è ora capire il perché di questa relazione. Le ipotesi sono diverse: può darsi – sostiene il gruppo – che i neurotrasmettitori coinvolti nei meccanismi del piacere siano decisivi nel determinare sia il profilo del “gufo”, sia l’attitudine al fumo e alle dipendenze in genere. O, più semplicemente, che il rimanere svegli fino a tarda notte offra maggiori occasioni di fumare.

Tuttavia, la relazione causale potrebbe essere invertita. «Non è detto che fare le ore piccole porti necessariamente un individuo a fumare – ha commentato Ulla Broms, prima firmataria dello studio -. Piuttosto è probabile che la nicotina, in quanto stimolante, eserciti un ruolo non indifferente su questi soggetti, proprio perché in grado di tenerli svegli nel tempo». Insomma, potrebbero essere le sigarette a far sì che un individuo assuma i comportamenti del gufo, e non viceversa. Inoltre, da tempo la ricerca ha dimostrato una relazione tra fumo di sigaretta e una cattiva qualità del sonno. Un recente studio pubblicato sulla rivista Chest, per esempio, ha confrontato 40 fumatori e 40 non fumatori sottoponendoli a polisonnografia, un esame che misura diversi parametri fisiologici durante il sonno, dall’attività del cervello alla qualità della respirazione. Dai test è emerso che nei fumatori si registra una minore durata del sonno profondo, quello più ristoratore. Non stupisce allora che il 22,5 per cento di essi abbia dichiarato ai ricercatori di non sentirsi riposato al risveglio. Una percentuale che scendeva al 5 per cento nei non fumatori. Inoltre, le maggiori differenze nelle caratteristiche del sonno dei due gruppi si registravano nelle prime fasi del sonno, quando gli effetti della nicotina sono più forti. «In genere i fumatori hanno difficoltà ad addormentarsi a causa degli effetti stimolanti della nicotina», ha spiegato uno degli autori, Naresh M. Punjabi, della Johns Hopkins University School of Medicine di Baltimora. Nel corso della notte, poi, i livelli di nicotina calano. «Ma se questo rende più agevole addormentarsi – ha aggiunto -, allo stesso tempo l’astinenza da nicotina può contribuire a causare disturbi del sonno».

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