Ecco come funzionano i ricordi

Quando una luce particolare, un rumore o con più facilità un odore rievocano in noi l’immagine di una persona, di una situazione o di un periodo della nostra vita, sappiamo ora che si tratta di un meccanismo mnemonico prodotto dal cervello.

Ad argomentarlo sono alcuni ricercatori del prestigioso Massachusetts Institute of Technology (MIT), che hanno individuato il momento esatto in cui una traccia mnemonica trova posto all’interno delle strutture nervose che sottintendono il funzionamento della memoria. Si tratta di una quantità di tempo infinitesimale che i neuroricercatori del MIT hanno scovato grazie a una sofisticata tecnica di neuroimaging. “Le tracce mnesiche restano nei rami dendritici e sono questi rami l’unità funzionale primaria della capacità d’immagazzinare ricordi”, spiegano i ricercatori.

In sostanza, i ricordi vengono immagazzinati in una sorta di rete costituita da milioni di ramificazioni e che si può immaginare alla stregua di un gigantesco albero con i suoi rami. Quando un evento particolarmente importante ci colpisce, è come se il suo ricordo venisse marchiato a fuoco nel nostro cervello, ma dal momento che i ricordi, per ragioni squisitamente fisiche o potremmo dire logistiche, vengono accorpati uno vicino all’altro se si verificano nel corso di un determinato lasso temporale – più o meno un’ora –, è possibile che un dettaglio altrimenti trascurabile rievochi in noi eventi o persone che hanno fatto parte della nostra vita segnandola in maniera decisiva.

La memoria si caratterizza quindi per la sua plasticità cellulare, ovvero è determinata dalla forza di uno stimolo mnemonico. Quando questo è forte, alcune proteine denominate LTP ne imprimono la traccia nelle ramificazioni dendritiche che accolgono i ricordi, preservandolo dall’oblio per lungo tempo o per sempre. Per registrare quel ricordo, però, si verificano allo stesso tempo cambiamenti minori e il cervello “salva” anche ricordi associati ma molto meno importanti. Ognuno di noi allora ricorderà ad esempio il primo bacio dato a una persona amata, ma nello stesso tempo anche l’odore di quel preciso momento o un colore o un suono. Ognuno in definitiva custodisce nel cervello le proprie madeleines.

 

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