Integratori di selenio: fanno davvero bene alla nostra salute?

Negli ultimi anni si è prestata molta attenzione agli integratori di selenio nella dieta. Dato che le selenoproteine sono coinvolte nell’omeostasi redox, si è ritenuto che gli integratori alimentari di selenio possano avere proprietà protettive contro le malattie associate allo stress ossidativo, quali le patologie cardiovascolari, il diabete mellito di tipo 2 e numerose forme di tumore. Tuttavia, uno studio epidemiologico recente non ha rivelato alcun beneficio degli integratori di selenio per la prevenzione dei tumori. Inoltre, è stata avanzata l’ipotesi che livelli elevati di selenio possano contribuire allo sviluppo di disturbi cardiovascolari. Questo articolo prende in esame le evidenze disponibili sugli effetti cardiometabolici del selenio.

  • Nonostante vi siano evidenze in vivo e in vitro secondo cui il selenio aumenterebbe la sensibilità all’insulina, sono emersi risultati misti sui potenziali effetti protettivi contro il diabete mellito di tipo 2.
  • Gli studi condotti su popolazioni che hanno assunto elevate quantità di selenio hanno dimostrato che l’innalzamento dei valori del selenio è associato a un aumento del rischio di diabete mellito di tipo 2.
  • Gli studi condotti su popolazioni con livelli generalmente bassi di selenio hanno suggerito una correlazione tra livelli bassi di selenio plasmatico e diabete di tipo 2.
  • Numerosi studi hanno suggerito una possibile correlazione tra un’elevata esposizione al selenio e un profilo lipidico avverso/ipertensione.
  • Gli studi relativi agli effetti del selenio sui rischi cardiovascolari hanno prodotto risultati misti.
  • Si è suggerito che la relazione esistente tra i valori del selenio e gli outcome cardiometabolici sia “a forma di U”, con un aumento del rischio in corrispondenza dei livelli minimi e massimi di selenio.

Gli autori hanno concluso che “l’ampio uso degli integratori di selenio o di altre strategie che aumentano artificialmente i livelli di selenio oltre i valori richiesti per l’attività ottimale delle selenoproteine non è giustificato e non deve essere incoraggiato”.

Fonte: Nutr Metab Cardiovasc Dis. 2010;20:754-60.

 

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