Psicologia: il gioco della seduzione ai tempi di Facebook

Qualche bugia di troppo, biografie un po’ esagerate nella sostanza, ma nella forma il corteggiamento non cambia molto se viene fatto o ricevuto dal vivo o attraverso il web. Unica cosa: attenzione agli errori di grammatica. Parola di Zoe Hazelwood, psicologa della Queensland University of Technology, che ha dedicato alle relazioni via internet uno studio. La prima caratteristica paragonabile è nella comunicazione non verbale, quella fatta di sguardi e gesti: anche se dietro un monitor – e senza webcam – secondo Hazelwood la gente si forma un’opinione del compagno di tastiera fatta di un puzzle di microindizi. “Le gente si forma impressioni del partner online basate su cose come gli errori di ortografia, l’uso di abbreviazioni e acronimi, la quantità di punti esclamativi, l’uso della grammatica”, dice l’esperta. In molti casi questo può essere determinante per il futuro del rapporto a distanza, quando ad esempio si decide di tagliare la connessione con qualcuno “di cui non piace lo stile di scrittura o che fa troppi errori”. Per il resto tutto è più o meno uguale a quanto accade nella “vita vera”, compresi gli aneddoti inventati di sana pianta o quasi: anche nel mondo virtuale, “le persone diluiscono un po’ la verità su se stessi – dice Hazelwood -ma solo leggermente”.

Contrariamente a quanto si pensa, il gioco sottile del corteggiamento funziona sulle chat anche tra persone di una certa età. È il caso di una signora di 76 anni. La studiosa ha monitorato anche le sue conversazioni online grazie alle quali ha conosciuto un coetaneo del quale è diventata poi moglie. “Questo dimostra che tutti abbiano l’opportunità di utilizzare questa tecnologia -afferma la ricercatrice -. Esso dimostra inoltre che se le persone sono disposte ad accettare la sfida e a credere di avere successo – conclude – non è mai troppo tardi per trovare qualcuno.”

 

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Una risposta a “Psicologia: il gioco della seduzione ai tempi di Facebook

  1. è interessante osservare come un social network possa essere tanto un’occasione per fare successo, per trovarsi, quanto per perdersi.

    Alienante non è dunque l’oggetto in sè, ma la funzione che affidiamo a quell’oggetto.

    Interessamte post il tuo Spero avrai tempo di ricambiare la visita su Vongole & Merluzzi dove parliamo dei social network raccontando una storia di fuga ^^

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/03/15/facetrix-revolution/

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